Grassi Omega-3, Dr. Francesco Bottaccioli

Articolo stampa
Un gruppo di medici Inglesi, ha descritto un caso di un ventenne affetto da una grave forma depressiva. Integrando la dieta con olio di pesce nell'arco di 9 mesi...(cliccate sulla foto per leggere l'articolo).

Nuovi tsunami farmaceutici

Vioxx della Sharp and Dohme, ritirato nel settembre 2004, giro di affari da 2.5 miliardi di dollari all'anno.
Si stima che dal 1999 al 2004 abbia causato 160.000 decessi per ictus e infarti.
E' stato riammesso in circolazione in USA da una commissione di 30 medici, di cui 12 pagati dalla società farmaceutica.

Celebrex della Pfizer, utilizzato da 25 milioni di persone, giro di affari da 3.3 miliardi di dollari.
Già uno studio di gennaio 2005 mostrava un quasi raddoppio di decessi per infarti ed ictus.
E'ancora in circolazione.

Nuovi farmaci tsunami: Bextra e Prexige.
Studi recenti dimostrano un aumento del rischio di infarto e di ictus per chi ne fa uso.
Bisogna diffidare dei nuovi medicamenti perchè danno benefici modesti e apparenti rispetto a quelli già in commercio da tempo.
Bisogna richiedere sempre medicine che abbiano dato prove positive per anni.
Consulta il sito www.worstpills.org dove si elencano i 182 medicamenti attualmente da evitare. (informazione salvavita)

Queste sono le informazioni che dovrebbe darci il ministro Sirchia invece di mandarci un librettino con i disegnini che ci dice che se il tuo bambino sta male devi chiamare il pediatra... non il veterinario.

Fonte: Beppe Grillo (tratto da www.beppegrillo.it)

Farmaci di uso comune possono causare morti improvvise

I farmaci comunemente prescritti per disturbi psichiatrici e gastrointestinali, sono responsabili di circa 15 mila morti improvvise l'anno in Europa e negli Usa. E' l'allarmante conclusione di uno studio dell'Erasmus Medical Centre di Rotterdam, pubblicato sull''European Heart Journal'. Secondo i ricercatori, questi farmaci sono legati a un rischio tre volte maggiore di decesso improvviso per arresto cardiaco. I principi attivi che aumentano questo rischio sono cisapride e domperidone per i disturbi gatrointestinali, e gli antipsicotici clorpromazina, aloperidolo e pimozide. Il team olandese ha esaminato 775 casi di morte improvvisa. E ha scoperto che i medicinali nella lista 'a rischio' sono stati probabilmente responsabili di 320 di questi decessi. La stima dei ricercatori e', dunque, di 15 mila morti l'anno in Europa e negli States. Il pericolo di alterazioni del battito cardiaco e' maggiore per le donne e per gli anziani. Vanno comunque evitati gli allarmismi. ''Tre pazienti ogni 1.000 che assumono questi farmaci - afferma Bruno Stricker, coordinatore della ricerca - possono morire in un anno. Ma si tratta di medicinali 'salva-vita' in molti piu' casi, per disturbi seri. E' essenziale che i pazienti non smettano di prenderli su loro iniziativa''.

Fonte: Naturopatia.it

Tumore colorettale: ruolo preventivo vitamina B6

La vitamina B6 nella dieta protegge dal tumore colorettale, soprattutto nelle donne che bevono alcool. La vitamina B6 ha un ruolo cruciale nel metabolismo dell'1-carbonio, che coinvolge sintesi e metilazione del DNA. Aberrazioni in questi processi sono state implicate nella cancerogenesi colorettale. Un'interazione fra assunzione di vitamina B6 e consumo di alcool è biologicamente plausibile. Questi dati potrebbero avere importanti implicazioni per la prevenzione dei tumori colorettali, in quanto molti soggetti consumano alcool e lo status della popolazione riguardante la vitamina B6 può essere migliorato in modo relativamente facile tramite modifiche della dieta, integrazioni vitaminiche e fortificazione. Sono pertanto necessarie ulteriori ricerche sulle interrelazioni fra vitamina B6 e consumo di alcool, e sul polimorfismo dei geni che codificano per gli enzimi coinvolti nel metabolismo dell' 1-carbonio in relazione al rischio di tumore colorettale.

Fonte:
(Gastroenterology. 2005; 128: 1830-7)

Ti sei mai chiesto cosa metti nello stomaco quando mangi un pollo?

Tutti i polli che compriamo e mangiamo, in tutto il mondo, appartengono oramai ad un paio di razze ibride (denominate COBB 500, brevettate dalla Cobb Breeding Company), nate in laboratori di genetica applicata, selezionate esclusivamente per l’ingrassaggio.

Il risultato di queste selezioni è una vera macchina biologica ad elevatissimo “indice di conversione”: un pollo mangia un chilo e mezzo di mangime e ne “produce” uno di carne. Vive solo 35 giorni (non ha neanche il tempo per diventare pazzo). Questi polli denominati “galletti” quando arrivano a “maturazione” pesano vivi in media sui 2,3 chili, e preparati a busto circa 1,2. Per avere queste rese così elevate e cicli biologici così accelerati servono allevamenti e mangimi adatti.

Come vengono allevati

Si chiama allevamento industriale integrato, le cui principali fasi sono: produzione della gallina ovaiola, incubatoi delle uova, produzione dei pulcini,, macelli, industria di lavorazione, logistica e commercializzazione.

Nel nostro paese due aziende controllano oltre il 70% del mercato. Una è l’AIA del gruppo Veronesi e l’altra è del gruppo Amadori. L’allevamento viene svolto in grandi capannoni dove possono stare decine di migliaia di volatili: con una densità di 10-15 per metro quadro, cioè sino a 30 chili di “carne” a mq. (I regolamenti dell’Unione Europea per gli allevamenti biologici stabiliscono invece in tre polli per metro quadrato la densità massima ammissibile).

Beccano tutto ciò che ha colore paglierino, giorno e notte, grazie all’illuminazione artificiale. Le temperature sono sempre elevate (anche a causa della luce e delle deiezioni, che vengono raccolte con una ruspa per la produzione della pollina, sottoprodotto usato come concime agricolo o combustibile (e fino a 10 anni fa come mangime per bovini da ingrasso).

Le condizioni igieniche sono terribili. Gli animali vivono dal primo all’ultimo giorno della loro breve vita calpestando e dormendo sulle loro deiezioni. Le infezioni batteriologiche sono contrastate dal primo all’ultimo giorno di vita con gli antibiotici contenuti nei mangimi.

Ma per i virus – come si sa – non ci sono farmaci. Da qui l’uso di vaccini che, come è noto, creano anticorpi che contrastano le manifestazioni patologiche del virus, ma impediscono l’eradicazione dello stesso, consentendo che animali solo apparentemente sani siano commercializzati, con il rischio che il virus si trasferisca dall’animale all’uomo.

A questo si aggiunge il rumore spaventoso provocato dal pigolare di 50.000 – 100.000 animali spaventati, tenuti in quelle condizioni. L’organismo del pollo, che è pur sempre un animale diurno, viene messo a dura prova: l’apparato digerente stressato, la sua capacità di resistenza agli agenti patogeni fortemente indebolita.

Nel territorio dove sono inseriti, senza un minimo di criterio di biosicurezza, questi allevamenti sono delle vere e proprie bombe batteriologiche, pericolose e costose per tutta la collettività. Pericolose, in quanto incubatoi di possibili virus trasmissibili agli uomini come salmonelle e influenze; costose, come per il caso dell’ultima peste aviaria, costata alla sola regione veneta 110 miliardi di lire, e ben 500 allo stato.

Cosa mangiano

In regime naturale, i polli dovrebbero mangiare solo mais, soia e fibre, trasformando proteine vegetali in proteine nobili. Il tipo broiler, che rappresenta il 99% dei 520 milioni di polli e dei 22 milioni di tacchini che mangiamo ogni anno, mangia invece esclusivamente mangimi industriali, prodotti in larga misura da due o tre aziende.

Le formule di questi mangimi sono top secret; possono in questo modo metterci dentro di tutto e di più. Il mais e la soia, che sono i componenti principali (fino al 60/70%), sono in grandissima parte di importazione e di produzione transgenica, perché costano meno.

Contrariamente alle normative per i bovini, i mangimi per pollame e tacchini possono contenere farine di carne e di pesce, pannelli di olio esausto, grassi di origine animale. La vicenda di due anni fa dei polli belgi alla diossina è dovuta a un “eccesso” di PCB ma, se si rientra nei limiti tollerati, è legale dare da mangiare ai polli anche oli esausti di motori.

Ma i risultati migliori si ottengono con le proteine animali derivate dalle interiora, dalle teste, dalle zampe e dalle piume ottenute dai loro simili morti in precedenza, oltre alle proteine animali acquistate dove costano meno (farine di sangue e di pesce).

Di queste proteine, ai polli ed ai tacchini ne vengono somministrate una quantità fino al 30% nel tacchino, un po’ meno per il pollo.

Cosa si ottiene:

Si ottengono dei pulcinotti venduti come galletti o tacchini, con una carne senza gusto né qualità organolettiche, e di dubbia salubrità.

I polli così allevati, se li cucini due minuti di più letteralmente si sbriciolano, e se li lasci raffreddare rilasciano il classico odore di pesce con cui sono stati parzialmente allevati. Oggi la carne di pollo non viene offerta da nessun ristorante degno di questo nome. Viene data solo nelle mense delle fabbriche, delle scuole o per le tavole delle famiglie sotto i mille euro al mese.

Per i tacchini è ancora peggio: la carne è letteralmente immangiabile. Amadori la tritura, aggiunge un po’ di manzo e propone con la pubblicità i rotoloni di carne “per una buona domenica da passare in famiglia”. Questi rotoli sono fatti con la carne di tacchini con aggiunta di carne di manzo e – come si dice in gergo – con la giusta quantità di aromatizzanti.

Nessuno protegge i consumatori. I nostri 7000 veterinari pubblici, come da precise istruzioni, guardano, registrano, e alla fine non possono fare altro."

Il mio commento è, come possiamo stupirci se mangiando certo “cibo” che non ha più niente di naturale, poi osserviamo la diffusione di malattie serie tra la popolazione? Un piero angela direbbe che le molecole del pollo sono tutte lì, quindi dovrebbe fare comunque bene all’organismo. Il mio sospetto è che mangiare della buona segatura farebbe meno danni.

Fonte: http://www.disinformazione.it

32 mila morti l'anno per errori medici in ospedale

Un decesso su sei causato da errata valutazione dei camici bianchi, un libro 'racconta' l'errore cognitivo.

Sono circa 32 mila, ogni anno in Italia, le morti in ospedale dovute a errori medici: più o meno il 2,5% del totale dei decessi che si registrano nella penisola ogni 12 mesi. Ben oltre il numero delle vittime della strada. Questi numeri, elaborati dall'Istat, rivelano un problema serio. Anche perché ai decessi veri e propri vanno aggiunti altri 300 mila casi in cui, sempre per errore, viene pregiudicata e seriamente danneggiata la salute del malato. Ma c'è di più: una fetta consistente degli sbagli commessi dai camici bianchi italiani, più o meno uno su sei (vale a dire 5.000 l'anno) è attribuibile a un ragionamento sbagliato, definito errore cognitivo, e non a negligenza o incompetenza del medico. Questo fa presupporre che almeno una parte di essi possa essere evitata. Da questa considerazione nasce il libro 'La dimensione cognitiva dell'errore in medicina', presentato ieri a Roma alla presenza degli autori.

"Gli errori cognitivi - spiega Vincenzo Crupi, ricercatore del dipartimento di Scienze della cognizione e della formazione all'università di Trento e al Laboratoire de Psychologie cognitive dell'ateneo di Marsiglia, in Francia, uno degli autori - si verificano nel selezionare ed elaborare le informazioni rilevanti per prendere decisioni. Per questo possono commetterli anche gli specialisti più competenti". I campi dove si sbaglia di più sono, come prevedibile "l'emergenza-urgenza, cioè il Pronto soccorso, e la chirurgia".

fonte: Naturopatia.it

Tumore pancreatico: carni rosse connesse al rischio

Una dieta ad elevato contenuto di carni rosse, ma non in altri prodotti animali, aumenta le possibilità di sviluppare tumore pancreatico. I dati del presente studio, infatti, suggeriscono che un elevato consumo di carni rosse sia associato ad un aumento del rischio di tumore pancreatico. Non sono state invece rilevate correlazioni fra il rischio di tumore pancreatico e l'assunzione di carni tritate, pesce o uova, ed anche il consumo di pollame è stato escluso da questa correlazione. I dati del presente studio sollevano la possibilità che si possa diminuire il rischio di tumore pancreatico riducendo il consumo di carni rosse.

Fonte: Int J Cancer 2006; 118: 2866-70